giovedì 19 novembre 2009

Quanti sorsi ci vogliono per vuotare un bicchiere di vino?

Quanti sorsi ci vogliono per vuotare un bicchiere di vino?
Il tramonto del sole trasformava lentamente in giallo il verde chiaro delle colline.
-Fa caldo. Quest'anno a vendemmiare si comincia presto e sarà un'annata ottima.-
Prese la bottiglia. Con calma. Soffiò via piano piano dal vetro scuro il sottile velo di polvere, quasi con amore. Come se avesse avuto tra le mani un neonato.
Si sedette adagio. Si tolse il panama, se lo appoggiò in grembo e allungò le gambe stanche. Le giunture, scricchiolando, gli fecero male.
-E' da troppo tempo che sono qui. Sono troppi anni ormai.-
La Napa Valley si apriva davanti ai suoi occhi stanchi.
Quanti sorsi ci vogliono per vuotare un bicchiere di vino?
Sospirò a lungo. L'aria sapeva di terra. Sapeva di estate finita e di tiepido autunno.
Prese un bicchiere di vetro spesso. Un bicchiere da osteria. Niente calici. Niente vetri sottili da enologo. Gli enologi lui li pagava. E li pagava bene. Da sempre.
-Ma il pinot nero e il cabernet vengono così buoni per la vite, per la terra, per il sole. Mica per le chiacchiere dei tecnici.-
Tolse il tappo con pochi gesti familiari e ne annusò il sughero. Lentamente. Con passione. Come se stesse apprezzando il profumo di una donna.
Riempì il bicchiere fino all'orlo, lo appoggiò con calma sul tavolo e si sistemò per bene sulla sedia.
La luce del tramonto attraversava il rosso del vino, accendendolo come una notte d'agosto.
Quanti sorsi ci vogliono per vuotare un bicchiere di vino?
Alzò il braccio con solennità e mostrò il frutto della sua terra al sole del tardo pomeriggio. Poi portò il bicchiere alle labbra e cominciò lentamente ad assaporare.
Il primo sorso lo dedicò a suo padre.
Ellis Island. Un bastimento sudicio per il vomito del mal di mare.
Un uomo orgoglioso, di poche parole, che teneva per mano un bambino pieno di paura.
Quasi settant'anni prima.
Il secondo sorso lo dedicò a sua madre.
Una donna piena di amore, piegata dalla fatica, che aveva lasciato le lacrime al suo paese, in Piemonte.
Il terzo sorso lo dedicò ai suoi figli.
Il maschio, ingegnere al Caltech. La femmina, medico a San Francisco.
Il quarto sorso lo dedicò a sua moglie.
Il suo profumo era come quello del vino. E adesso, era accanto alle viti che riposava. E presto, molto presto, anche lui sarebbe andato a riposare accanto a lei. E un giorno, proprio accanto all'ombra delle viti, si sarebbero risvegliati insieme.
Si alzò adagio, con fatica. Si rimise in testa il panama, prese il bastone e cominciò a camminare piano.
La corona delle colline in lontananza lo accoglieva come una madre.
Al limitare della sua casa scorreva un piccolo torrente che, qualche chilometro dopo, finiva nel Napa River.
Arrivò con fatica fin lì. Alzò il bicchiere e lentamente iniziò a vuotarlo, versando il rosso vivo del vino rimasto, nell'azzurro tranquillo dell'acqua.
Da lì, accompagnato dalla corrente, sarebbe arrivato fino all'Oceano Pacifico. E dall'Oceano Pacifico, piano piano, sarebbe arrivato fino alle coste dell'Italia.
Così la sua terra, la terra di suo padre e di sua madre, avrebbe finalmente saputo dov'era finito quel bambino pieno di paura.

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